| LUGLIO 2005
Quest’anno, ancora una volta, il
Madagascar ci ha aperto le porte del suo paradiso e noi
ci siamo buttati dentro pensando solo a quello che questo
posto straordinario avrebbe potuto darci. Il giorno in cui
Malpensa ci ha accolti permettendoci di fare il “grande
salto” eravamo pieni di tante certezze e di mille
domande, i nostri volti erano tesi al pensiero di quello
che ci aspettava, i nostri vestiti puliti, le nostre scarpe
nuove….tutto odorava di occidente, di mille dubbi
sul perché fare una simile esperienza, della paura
di lasciare il proprio per addentrarsi nell’altrui
mondo.
Ma ecco che quasi immediatamente, quando la terra malgascia
ci ha dato il suo gioioso benvenuto e l’oceano indiano
ha giocato con noi con i suoi flutti e i primi volti hanno
fatto capolino nel nostro cuore, ci siamo lasciati travolgere
completamente dall'essenzialità, dalla semplicità,
dalla gioia, dalla serenità, abbiamo gioito delle
cose belle e abbiamo sofferto e ci siamo indignati per le
ingiustizie, per un sistema che schiaccia i più deboli
e li condanna all’indigenza e alla povertà,
per i bambini abbandonati e soli, per i malati, per le madri-bambine,
per i giovani senza futuro, per l’ignoranza e l’indifferenza,
per i vecchi, vecchi troppo presto. Ed è grazie a
tutto ciò che è avvenuto il miracolo: ci siamo
spogliati di apparenza per vestirci di essenza. Dopo un
mese dal nostro arrivo i nostri vestiti e le nostre scarpe
sono impolverati, i nostri capelli intrecciati, la nostra
acqua è acqua di pozzo, il nostro cibo è diventato
frutto originale di questa terra…tutto ci parla: il
cielo azzurro, le stelle enormi e brillanti, i fiori, gli
uccelli e che dire del popolo malgascio? un popolo che in
realtà dovrebbe odiarci perché la causa di
tanta povertà dipende solamente da noi e dalla nostra
incapacità di scegliere tra il bene ed il male. Ed,
invece, è un popolo che ci ha sorriso di cuore e
ci ha amato di un amore sincero ed incondizionato rendendoci
partecipe della sua festa. Le mani si sono strette, i cuori
hanno cantato all’unisono, la solidarietà è
diventata palpabile. Ci siamo sentiti tante, nuove piccole
gocce nell’oceano della solidarietà. Tante
le promesse fatte alla nostra partenza che, grazie all’aiuto
di molti, siamo sicuri riusciremo a mantenere.
I suoni, i profumi, i colori, i sorrisi, i volti e gli sguardi
di speranza che questa terra ci ha offerto ci rimarranno
appiccicati addosso per sempre, perché possiamo essere
sempre di più testimoni autentici di un mondo possibilie.
Gabriella
Patriziano |