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2005 Esperienza Estiva

 

Diario di Bordo

20 luglio 2005
Napoli “Don Bosco”, ore 17.00… ‘È GIUNTA L’ORA’, siamo di nuovo tutti in partenza per il MADAGASCAR… TROPPO BELLISSIMO!!!
Il gruppo è pronto:
da Potenza: Andrea, Angela, Gabriella, Genny, Francesco, Maria Teresa e Maurizio;
da Brindisi: Dino, Marta, Stefania, Morena;
da Corigliano d’Otranto: Barbara;
da Torre Annunziata: Liberata;
da Corigliano Calabro: Andrea;
da Foggia: Raffaele;
da Caserta: Savio.
I salesiani che ci accompagneranno si sono moltiplicati e sono addirittura quattro: oltre a don Angelo, infatti, ci sono don Cristiano, don Mimmo e don Paolo (il “FRERA” del gruppo). Dopo il benvenuto, ci mettiamo subito al lavoro per pesare le valigie: l’ufficio di don Pasquale è pieno di borse e di persone che manovrano numeri e cose ma alla fine tutto è risolto: partiremo addirittura con 150 kg in meno!
Una bella fortuna soprattutto in prospettiva del viaggio in motoscafo e in jeep. Dopo una breve riunione in cui monpera Angelò ci ha dato alcune ‘dritte’ sul viaggio interminabile che affronteremo, ci avviamo verso il Vomero dove don Nicola e altri amici ci aspettano per consumare insieme la consueta “ultima “
pizza napoletana prima di prendere il volo. Anche Emanuele, che l’anno scorso ha partecipato all’esperienza dando una gran mano in quel caos che era il dispensario medico e meritandosi il titolo di “vice-doctor” della missione, ha voluto essere con noi per salutarci. Neanche a dirlo, la serata è passata velocissima e ci ritroviamo tutti al “Don Bosco” dove passeremo (insonni) la nottata in attesa del viaggio che ci aspetta.
IN BOCCA AL LUPO A TUTTI!!!
Andrea D. e Gabriella

21 luglio 2005
Napoli Don Bosco ore 7,30… Don Pasquale presiede la celebrazione Eucaristica, ci benedice e ci augura di tornare ricchi di ciò che i poveri ci insegneranno. Don Angelo ci consegna tre parole SILENZIO- VOLTO- CUSTODE (responsabilità).
Dopo una sostanziosa colazione si parte per l’aeroporto dove imbarcheremo i bagagli che triplicano il numero del gruppo.
Arrivati a Milano iniziano le pazienti attese per proseguire il viaggio, finalmente io e Dino riceviamo i biglietti dell’Air Madagascar e con grande sorpresa un biglietto intestato ad un’altra persona.
Gli inconvenienti di questo anno continuano a perseguitarci e la partenza per Bemaneviky è ancora un miraggio. Finalmente alle 19.30 con un nuovo biglietto si riparte. Con grande meraviglia l’aereo ha tanti posti liberi e in tanti abbiamo potuto riposare comodamente. Il viaggio è stato l’occasione per lodare il Signore per le meraviglie che ha creato. Abbiamo ammirato da vicino con stupore la luna, le stelle, l’aurora ed il Madagascar dall’alto.
“SIGNORE QUANTO È GRANDE IL TUO NOME SU TUTTA LA TERRA”
Buon proseguimento a tutti!
Marta e Dino

22 luglio 2005
Ore 6.30 l’aereo atterra nella capitale Antananarivo dove ci attendono con gioia don Leonardo, don Mimmo e il mitico Bebè che risolve ogni tipo di problema con semplicità. L’imbarco per Nosy-Be è velocissimo e si riparte immediatamente. L’oceano indiano ci offre uno spettacolo ineguagliabile e dopo un’ora di volo sbarchiamo sull’Isola Bella (Nosy-Be) dove ci accoglie don Saro. I numerosissimi bagagli iniziano a diventare un incubo perché non riescono a starci neanche su un pulmino dove i componenti del gruppo si stipano alla malgascia. Arrivati al porto ci sistemiamo con peripezia su due barche ed inizia la bellissima traversata senza bagnarci. Sbarchiamo al porto di Ankify e lo scarico dei bagagli sembra un trasloco. Il sole già si avverte fortemente ed inizia la faticosa sistemazione dei bagagli sui fuoristrada. Dino, Anselm, Raffaele e don Saro l’incastrano a meraviglia pensando al percorso inimmaginabile che ci resta da fare per raggiungere la missione. La strada dopo il secondo ciclone è peggiorata e le voragini non si contano. Abbiamo percorso la foresta per cinque ore con il fiato sospeso e dopo alcune soste per sistemare i bagagli siamo arrivati alla missione stravolti. Don Angelo è diventato color nocciola dalla testa ai piedi, a don Mimmo si è spostato il fegato per la paura e la polvere ha cambiato la fisionomia ai bagagli e alle persone, ma l’accoglienza meravigliosa di madame Helene ha cancellato tutto. Ringraziamo il Signore perché per il sesto anno ci ha permesso di raggiungere la missione di Bemaneviky.
“SIGNORE È VERAMENTE GRANDE IL TUO AMORE!”
Marta e Dino

23 luglio 2005
Ore 7.30 svegliaaaaaaa! Eccoci tutti al primo mattino qui a Bemaneviky... bhè, quasi tutti: Savio, Andrea e Francesco continuano a dormire. Vabbè, meglio fare prima colazione e posticipare la preghiera alle 11.00. nel frattempo un po’ di relax per tutti: chi lava, chi va al villaggio a far spesa, chi inizia a far conoscenze tra i bimbetti dell’oratorio. Il tempo passa velocemente il “MORA MORA” e così alle 11.00 ci incontriamo sul terrazzino della “MAISON” per iniziare il nostro “viaggio”. Dopo un’ora circa arriva l’ora del pranzo: pasta, riso e tanta allegria accompagnano questo momento. Il pomeriggio continua all’insegna del relax: chi riposa, chi legge, chi scrive, chi prega…; aspettando alle 16.00 per andare a fare il bagno al fiume.
Anche se i coraggiosi sono stati solo due Don Paolo e Francesco, abbiamo colto l’occasione per stare con i bambini dell’oratorio che ci hanno accompagnati nel villaggio di Bemaneviky. Con il nostro arrivo si è animato l’intero villaggio: tutti i bambini capeggiati dal capotreno Barbara, si allineano a formare un lunghissimo e gioiosissimo treno dal quale si innalzavano canti, bans e urla, attirando l’attenzione di tutti. Al ritorno alla “maison” un ultimo saluto per poi prepararsi alla S. Messa con la consegna delle croci missionarie.
Dopo cena, insieme a don Saro abbiamo condiviso la Parola. Il “Monpera” di Bemaneviky ci ha presentato la situazione del luogo e la sua esperienza, concludendo poi con il bans della zanzara di don Mimmo e la grappa di don Angelo.
Buonanotte….
Andrea e Barbara

24 luglio 2005
Il terzo giorno malgascio è la prima domenica di festa! Dopo una ricca colazione tropicale ci siamo diretti nella chiesa dell’oratorio per la messa, erano le 8 in punto… non tutti, ma c’eravamo. Peccato che l’ora malgascia sia un tempo futuro che prima o poi arriva. Infatti la messa è iniziata alle nove meno un quarto, addirittura tra lo stupore di molti che pronosticavano un’attesa interminabile. La chiesa bianca, di un bianco neanche troppo brillante, dentro niente quadri, affreschi, colonne di marmo, solo innumerevoli volti sereni ed una croce solitaria. Una chiesa all’equatore costruita a scolapasta. Anziani, donne e bambini con addosso tessuti variopinti e traspiranti (…o meglio,bucati) sfoggiano con devozione gli abiti della festa. Bellissima la messa malgascia, incomprensibile. Che cosa potevamo capire?... nient’affatto nessuno sbadiglio “all’italiana”! canti polifonici si innalzavano al cielo e noi incantati ad osservare. Gesti e movenze si armonizzavano in un rito semplice semplice, con l’intero contesto, d’altronde. Abbiamo riscoperto i simboli della nostra liturgia, riuscendo a viverla in modo autentico, come mai prima d’ora. Insomma una messa speciale!! E dopo il pasto alle 16 partita di basket: Ispettoria Meridionale/ Bemaneviky. Assist alla Michael Jordan di don Cristiano e Maurizio, interventi del “cigno” Savio (“più sostanza e meno eleganza”) e soprattutto un miracoloso arbitraggio di Dino per un pareggio conclusivo e cardiopalma. E poi… sorrisi, volti e colori per una splendida domenica all’equatore.
Stefania e Raffaele

25 luglio 2005
Il primo lunedì in Madagascar… iniziano i lavori! Dopo una colazione a base di papaia e citronella, dopo i soliti, tipici, simpatici ritardatari eccoci pronti a rimboccarci le maniche. Alcuni ragazzi combattono con la pittura cercando di seguire i pseudo- consigli del “capomastro” monpera Mimmo mentre altri provano a far funzionare il PC. La biblioteca è in mano alle ragazze, i libri da impacchettare sono un bel po’, ma tra una chiacchierata e un’altra il lavoro passa in fretta. Dopo poco ci raggiungono don Cristiano e Raffaele che provano a entrare nei ritmi femminili… Raffaele intraprende una lotta persona con le copertine e don Cristiano viene in mio soccorso contro i libri di matematica. Arrivano le 11.15 e ci troviamo tutti in terrazza a ripassare qualche canto e qualche bans da proporre durante il Fy Don Bosco in altri due villaggi. Alle 12 il pranzo è in tavola, alle 13 ci aspetta il bucato e alle 13.30 messe in moto le jeep, guidate, ahimè, da don Mimmo e Raffaele, ci dividiamo per raggiungere i villaggi. Io (Angela) mi fermo a Bemaneviky con don Angelo, Stefania, don Paolo ed Andrea. Qui il Fy don Bosco è ben organizzato, ma i più piccolini si divertono a ripetere il mitico bans della sardina guardando don Angelo che inutilmente cerca d’imparare le parole… ma la fantastica attrazione è don Paolo che in pochi secondi si trasforma in don Hulk… e con la sola potenza delle braccia fa volare i bambini che ridono a crepapelle! Il piccolo Victor, nel frattempo, continua ad attirare la nostra attenzione facendo la pipì qua e là… passo la penna a Maurizio…
Stiamo attraversando il fiume che ci porta a Migiko, cercando di non cadere in acqua, e i bambini del villaggio ci accolgono con schizzi e grida. Tra bans, palla quadrata e calcio il pomeriggio è volato via ed i nostri occhi hanno brillato ancor di più di felicità, quando Bernard, un piccolo attuale Domenico Savio, ha concluso il pomeriggio del nostro Fy don Bosco a Migiko pregando con una tale intensità da farci emozionare. Coccodrilli scampati, stanchi e impolverati torniamo a casa e dopo una doccia veloce andiamo a cena in compagnia di un gruppo di medici siciliani. La serata si conclude con un salto a Napoli in compagnia di don Mimmo, don Cristiano, don Paolo e il loro San Gennaro.
…altre 24 ore intense, passate insieme, da conservare nel cuore…
Angela e Maurizio


26 luglio 2005
…e fu notte e fu mattino… SESTO GIORNO! Appena svegli e ancora sonnolenti sulle nostre tre jeep abbiamo raggiunto “comodamente” un distretto nei paraggi insieme ai dottori siciliani. Il motivo della visita e della calorosissima accoglienza è la posa della prima pietra di quella che sarà una scuola elementare, è una delle poche costruzioni “bianche” dopo la Chiesa salesiana eretta nel 1960, una vera conquista (… anche se sarà in muratura, una sorta di offesa architettonica ad un paesaggio urbano sovraffollato di case di latta o con tetti di banana). Ma tralasciamo considerazioni sul dubbio gusto di costruire nella giungla e passiamo al racconto della parte più divertente della giornata. Il presidente del distretto, un capovillaggio SCIAMANO- SALESIANO- CANNIBALE- DOTTO- TRIBALE, con un pomposo discorso in malgascio ha onorato noi vazaha (stranieri) e i benefattori dell’opera in fieri con un senso dell’accoglienza e dell’ospitalità tipico del posto e per noi occidentali indifferenti, alquanto insolito.
Dino e Marta, coppia da 36 anni- e da 6 in “vacanza” in Madagascar – invitati ad intervenire hanno ringraziato per noi perché onorati di tanto calore sentito soprattutto nel momento della Comunione Eucaristica. Inoltre i due brindisini ci hanno rappresentati in un rapido botta e risposta, lasciando l’impegno di festeggiare quanto prima la realizzazione e stesura del primo Zingarelli, BRINDISINO-MALGASCIO MALGASCIO-BRINDISINO curato e rifinito con la preziosa collaborazione di Ignazio. Nell’attesa che tale impegno diventi progetto ci intratteniamo con un davvero rivolt… ops… INVITANTE buffet di tuberi locali bruciati e serviti in bacinella per il bucato per la gioia di don Cristiano prima e di tutti noi poi. Naturalmente tornati a casa, pardon, alla MAISON DON BOSCO, una ENTERO GERMINA è d’obbligo.
Dopo un cauto pasto a base di pane tropicale e riso (come al solito) ad addolcirci la bocca è un gustoso bon- bon di don Angelo… ma qualcuno imbroglia e ne approfitta per rimpilzarsene le tasche ed essere generoso poi con i mille occhi dolci che perdono la testa per i nostri introvabili dolcetti… pertanto si richiede al VIS per l’anno 2006 un carico di dolciumi e leccornie magari affiancato da un luna-park. Certo, ancora mancherebbe la musica, ma qui ci divertiamo con l’allegro frastuono di bimbi, insetti, generatore e campane. D’un tratto ci accorgiamo di essere solo a metà giornata, ma siamo così felici che riprendiamo tutte le nostre energie per l’ultimo sprint con i ragazzi del Fy- Don Bosco e allora OHHHHH CHIWAWA!
Savio e Maria Teresa
27 luglio 2005
Ore 6 primo trauma della giornata: Jose suona le campane!
Ore 7 secondo trauma: la SVEGLIA.
Ore 7.30 terzo trauma della giornata: la preghiera guidata da Raffaele! L’invito è quello di essere ancora più essenziali, anche nel pensiero. Dopo colazione l’ultimo trauma della giornata: il LAVORO! Le ragazze più qualche altro ragazzo considerato non idoneo per tutti gli altri lavori, continuano a foderare libri in biblioteca e mentre un gruppo dà una mano nel dispensario a riordinare i medicinali in compagnia di topi, tarantole e altri simpatici amici, don Mimmo ha la brillante idea di lavare la jeep insieme a un gruppetto di volenterosi… PECCATO che già nel primo pomeriggio sono più sporche di prima! Ma, pazienza, anche questa è missione! Percorrendo la fantastica autostrada Bemaneviky- Migiko raggiungiamo questo splendido villaggio alle sponde del fiume Sambirano di cui ci hanno parlato con tanto entusiasmo. In effetti l’accoglienza, l’allegria, il calore dei bambini ci lasciano senza parole: eravamo partiti con l’idea di animare, ma siamo stati animati! Molto meno entusiasmante è stato il viaggio, soprattutto all’andata. Quel sant’uomo di Ignace ha voluto darci prova, oltre che delle sue eccezionali abilità alla guida (a 70 km/h su buche, fossi e dossi!) anche del suo buon cuore, dispensando passaggi a stanchi viandanti (tanto dietro mica ci stava lui!) va bene la magnanimità, ma a un certo punto eravamo in 36 compresa mamma che allattava! FORTUNATAMENTE il ritorno è stato molto meno sofferto, anzi si è trasformato in un momento magnifico: i colori caldi di uno splendido tramonto d’Africa, i mille rumori della “BRUS” (si scrive cosi!??), le nostre voci che risuonavano nell’aria… anche oggi ci ha regalato grandi emozioni, tante immagini da custodire nella memoria, tanto di cui ringraziarLO.
Jenny e Paolo


28 luglio 2005
E fu sera e fu mattina… ottavo giorno. L’entusiasmo pervade il gruppo perché si va ad Ambanja, il che significa poter telefonare ai nostri cari rimasti in quel purgatorio che è l’Italia (noi siamo nel Giardino dell’Eden!).
“barba e caffé, doccia e bidet…” citando una canzone d’altri tempi, così si apre la nostra giornata (almeno per quelli che si lavano!). Alle 7.30 siamo tutti stipati come sardine nella jeep pronti ad impanarci per bene di terra per poi friggerci al sole. Inizia il viaggio in jeep della durata di 3 ore alla velocità di 7 km/h e quella guidata da don Mimmo va pure a singhiozzo! Dopo 2 ore e mezzo di tonificante TAGATAGA ci fermiamo all’autogrill della foresta per usufruire della toilette fra foglie di banana e felci. Ed ecco che sui telefonini appare la mitica scritta MG MADACOM, segno della possibilità di contattare la “civiltà”. Emozionati dell’avvenuta comunicazione con l’altra parte del mondo, ci avviamo in città per visitare il lebbrosario. Ci guida don Marino che con la sua calma e la sua dolcezza, racconta la nascita e l’organizzazione del centro che coordina da 23 anni, mentre lo seguiamo curiosi e ammutoliti. È giunta l’ora del tanto atteso pranzo al ristorante: un miraggio per chi come noi si ciba di riso e pasta al sugo da una settimana! Appuntamento con don Saro alle 12.30, il tempo di ordinare e … il pranzo è servito! Il nostro stomaco si contorce da un’ora, quando pesce al cocco, banana al cocco e insalata di papaia giungono ad “allietarlo”. Dopo il pranzo “bufala”, Brunette ci insegna il significato del termine “vicino” nella cultura malgascia. Inaspettatamente, mentre ci avviamo sulla strada del ritorno, ci comunica che deve recarsi dalla ‘sister’, cosi Francesco e Ciffi (don Cristiano) la accompagnano a piedi… tanto “è vicino”! il resto del gruppo in attesa del loro ritorno, ringrazia il Signore del dono della pazienza, dote già esercitata durante il tragitto, per il MORA MORA della jeep malgascia, al ristorante per il MORA MORA della cuoca malgascia; al vicariato ed in città, per le commissioni fatte al ritmo del MORA MORA malgascio. Il nostro gruppo di pazienti volontari ancora non sa che cosa accadrà sulla via del ritorno e quanto sarà messa a dura prova la loro pazienza… È l’imbrunire quando lasciamo Ambanja. Dopo circa 2 ore di strada al buio nella foresta pluviale, una delle tre jeep si ferma, inesorabilmente… non ci resta che avere pazienza! Sono le 8 quando infreddoliti, acciaccati e impolverati facciamo ritorno alla maison don Bosco. La cena e la celebrazione Eucaristica diventano l’occasione per ringraziare il Signore per averci capito, attraverso l’esperienza diretta di una giornata tipo della vita del missionario, che se la pazienza è radicata sulla fede allora- come dice don Saro- “non c’è problema”.
Francesco e Morena


29 luglio 2005
Ehi! È arrivato il momento,tocca a noi scrivere (Liberata e don Mimmo) coppia vincente!!! Qui la giornata inizia alle 5 del mattino con il suono melodioso delle campane, i canti liturgici e il dolce abbaiare del cane, l’ammazzerei!?
Ore 7.30 tutti in cappella per la preghiera del mattino anche se manca Savio, il solito ritardatario. Alle 9.00 ci siamo distribuiti per i lavori, Liberata, Stefania e Marta in cucina per preparare la pasta a forno, sapete oggi è l’onomastico di Marta e bisogna festeggiarla, si mangia all’italiana!!!
Barbara e Morena si sono date agli addobbi, Angela e Maria Teresa al bucato comunitario, Paolo, don Cristiano, Gabriella, Maurizio, Francesco, Genni, Savio a rilegare i libri.
Ma i nostri eroi: don Mimmo, Dino, Raffaele insieme con d. Ignace e Gaetan si sono recati a recuperare la macchina che ieri si è bloccata. Ma che dite riusciranno? L’impresa sarà difficile?
Arrivati sul posto, eh, eh, sorpresa! Si sono dimenticati le chiavi,nessun problema si ritorna alla maison per recuperarle, ma questo non è che l’inizio.
Ritornati sul posto ci si rende conto che manca l’olio nei freni, ritorna alla maison per prenderlo, il caldo sole picchia e la pressione nervosa aumenta, ma bisogna mantenere la calma. Nell’attesa dell’olio viene cambiata la batteria, finalmente il cambio d’olio e revisionato il tetto la macchina parte, per fortuna!
Che fatica!!! Arrivati alla maison tutti freschi, puliti e rilassati ci si dirige in refettorio: è l’ora del pranzo, si mangiaaa…?!
Nel pomeriggio (13.30) mentre gli altri sono rimasti a Bemaneviky schiacciando pisolini, pregando, giocando, Liberata, Barbara, Morena, Stefania, Savio, Francesco e Paolo guidati da d. Ignace siamo andati a Migiko.
D. Ignace quando guida lo mette in tasca Schumacher è un pilota di formula 1, bisogna solo sapersi reggere, hai detto niente!!!
Arrivati al villaggio abbiamo contemplato le meraviglie del creato, è stupendo come posto somiglia alla scenografia di Heidi, è un luogo incantevole. Ma lo sapete cosa mi è successo? Beh sono passata nella fogna e visto che i miei piedi facevano schifo alle malgasce, queste con modi garbati mi hanno invitato a lavarli, non c’è niente da fare se non ne combino una non è da me!
A ritorno da Migiko, cosa insolita si ferma la jeep, tutti giù a spingere e spingendo spingendo Barbara ha creduto di aver trovato un tesoro nella foresta e si è lanciata a terra rischiando di sbucciarsi le ginocchia, è stata un’illusione ottica , il tesoro non c’era ma per fortuna la macchina è ripartita. Arrivati alla maison come sardine, dato che la jeep sembrava R2 di Napoli, dopo una rinfrescata ci siamo ritrovati per cena, non vi dico… la nostra madame Helene ci ha fatto gustare un trancio di focaccia alla crusca tipico malgascio.
A seguire la celebrazione Eucaristica, la buona notte data da Andrea D. e Liberata e poi tutti nel campo di basket a guardare le stella che salgono.
È stata una bella giornata, grazie Signore per la tua bontà.
Liberata e don Mimmo


30 luglio 2005
Ragazzi, che giornata questa qua! Giornata di jeep,di fossi, di accoglienza, di sorrisi e di… coca cola. Sveglia alle 6.30 dalla colazione e dalle preghiere, per fortuna non si è mai potuto prescindere e infatti, saziati gli spiriti e un po’ meno gli stomaci è iniziata la “solita” giornata malgascia. Non sapevamo cosa ci aspettava! Don Saro ci aveva rassicurato: “È vicino, non c’è problema!”; in molti, ieri sera ci avevano creduto, ma la fretta e la risolutezza nel chiamarci alle jeep suonava come un corno di guerra.
Destinazione: Ambondinanga-Sua, un villaggio lontano, lontano nello spazio… ma soprattutto nel tempo. Siamo partiti alle 7.30 con due jeep, al volante io e don Saro. Il solito “taga taga”? molto, molto di più… ci siamo inoltrati in una selva che la diritta via sembrava smarrita, al punto che ci sembrava di essere sul set della pubblicità Camel Trophy “l’avventura continua”.
Prima alla “corte” di un lemure (le ragazze finalmente trovano il loro habitat), poi le strade di sabbia costeggiano il nuovo letto del fiume. A un certo punto, ragazzi, foresta piena!
Come un aereo entra in una nuvola, così le jeep penetravano alberi, cespugli, tronchi, rami, l’ombra della foresta faceva il resto, un’atmosfera unica! Per quanto semplice ed essenziale sia la vita malgascia, da quanto siamo arrivati a Bemaneviky il gusto di complicarcela ha sempre avuto un sapore irresistibile ed ecco che quell’atmosfera non bastava già più. A passo d’uomo e un po’ incredulo procedevo sballottato nella jeep tra gli schiaffi dei rami fino a quando: “alto là” mi fa don Saro “strada bloccata!”avevo capito che ormai eravamo inarrestabili, due sguardi sospesi sul da fare e poi “abbattiamo l’albero, non c’è problema!”, scoppia una risata generale, dall’ombra compaiono gli uomini dell’ “ANAS”, due mazzate forti di macete e si prosegue. Vedere un tronco, con tanto di rami e di foglie sul nostro cammino e subito dopo non vederlo più ci era sembrato il momento di safari più alto,invece no, il bello doveva arrivare. Pochi minuti e siamo al villaggio…
…o meglio al parcheggio della jeep visto che il rigagnolo ci sbarrava la strada; tra un “vieni vieni…” un “attento!!” e un “alt” la prima jeep era a posto; con una retro marcia e un po’ di attenzione anche la seconda si sarebbe sistemata subito, ma perché tanta fretta, avrà pensato don Saro. “Vai a girarti li avanti, così sei pronto per ripartire”, eseguo immediatamente e in sole due manovre sono infossato nel pantano. Almeno un quarto d’ora di su e giù a sgommare fango, ognuno tra le risate proponeva la sua, ma la situazione si aggravava ad ogni manovra fino a quando monpera Saro che ci aveva fatto precipitare ci ha tratto dal baratro. Saltato il fiumiciattolo ancora un po’ di strada a piedi, ancora all’ombra seguivamo i ragazzi per un sentiero invisibile; sulle foglie secche, a piedi nudi, alcuni di loro si divertivano a pestare letame di umbi facendolo spruzzare tutto intorno…
Raffaele e don Angelo

31 luglio 2005
All’alba di una nuova domenica, siamo di nuovo costretti a svegliarci presto per partecipare alla Messa nella tarda mattinata malgascia ( le 8 del mattino più o meno). Un giorno segnato da 2 eventi: l’onomastico di monpera Ignace e il 25° compleanno del nostro Andrea D.
Dopo la preghiera e la colazione partecipiamo dunque alla Messa della comunità ricca di canti e preghiere… che hanno fatto sfigurare il nostro “Padre, maestro ed amico” finale: nonostante tutta la nostra buona volontà non c’è paragone! Poco dopo tutti sul terrazzino per la verifica di metà esperienza: sembra incredibile, ma va tutto alla grande… o quasi. Ma questo non ci spaventa! Dopo pranzo inizia un intenso ed atteso pomeriggio caratterizzato da due eventi: la partita di calcio Italia- Mdagascar, ma soprattutto la preparazione della cena all’italiana che don Mimmo sognava ogni notte. Dopo l’incredibile e rocambolesco pareggio nel basket, eravamo pronti a vincere la partita di calcio… ma in realtà ci hanno fatti neri. 8- 5 il risultato finale nonostante l’arbitro ( Dino) non facesse finire la partita finché non avessimo agguantato il pareggio. Ma l’impresa è risultata impossibile perché abituati alle comodità occidentali. Nel frattempo in cucina si preparava allegramente la cena: è una vera catena di montaggio: chi prepara gli ingredienti, chi stende la pasta, chi riempie i panzarotti, chi frigge, chi mangia, chi allieta tutti suonando e cantando, chi addobba il refettorio dopo aver spennato i banani…
E così il pomeriggio trascorre in allegria fino ad arrivare alla tanto attesa cena.
Tra gli invitati speciali vi erano le masere con i bambini loro affidati, le quali ci hanno fatto ritardare la cena facendoci crescere l’acquolina, visto che non arrivavano mai! Si sono però fatte perdonare portando delle succulenti crepés che abbiamo farcito con la nutella stagionata di don Saro. Cena indimenticabile sia per la nostra voracità che per l’allegria che l’ha caratterizzata. Al termine della cena, via ai festeggiamenti: scambio di regali tra Ignace ed Andrea, discorsi italo- malgasci, canti, balletti, trenini… insomma tutto ciò che c’è di tipico nelle feste salesiane.
La giornata si è conclusa con l’intenso momento dell’Adorazione Eucaristica nella quale ognuno doveva comporre la sua preghiera per uno dei compagni di viaggio. È stato certamente uno dei doni più belli e più sentiti che fino ad ora ci siamo fatti l’un l’altro. Questo ci ha fatto andare a letto con il cuore colmo di gioia e ringraziando il Signore per la bellissima giornata trascorsa.
Andrea e don Cristiano


1 agosto 2005
Inizia una nuova settimana: preghiera alle 7.30 e dopo un’energica colazione tutti a lavorare! La ditta “DINO E PITTORI” con pennelli e tinta incominciano a “imbrattare” le pareti dell’internato di un fantastico verde acqua; mentre le povere cenerentole cercano di togliere le gocce di vernice dal pavimento. Intanto il gruppo dei bibliotecari continua il lavoro di rilegatura dei libri nella speranza che finiscano presto.
Arriva l’ora di pranzo: grande abbuffata di riso, pasta e pane e non poteva mancare la tanto attesa citronella.
Il pomeriggio per alcuni è passato nell’ozio… mentre altri più responsabili hanno continuato a lavorare. Ci ritroviamo tutti insieme, esclusi i ritardatari, alle 18.30 per la celebrazione della Messa. La PACATA giornata si conclude con la doppia buonanotte di Savio e Andrea. Scampato il Rosario tutti a NANNA o quasi…
…SOGNI D’ORO!
Maurizio e Barbara


2 agosto 2005
Martedì… marcato! Dopo la preghiera mattutina e la colazione eccoci pronti ad attraversare il tipico mercatino locale.
Il mercato non è grandissimo… eppure ci siamo persi. La ricerca dei lambah ha raccolto gran parte delle nostre energie. Liberata non perde occasione per sfoggiare la sua esperienza nel settore commerciale e si trasforma in un’abile commessa nonché in fotomodella per facilitare la ricerca del lambah più consono ad ognuna. Tra un lambah ed un altro, tra una bancarella ed un’altra ecco Andrea, che con l’intento di sostenere l’economia locale, contrattando, riesce a far alzare il prezzo di partenza. La mattinata prosegue tra i lavori in biblioteca e la pulizia e pittura di alcuni locali della missione. Meno male che Dino ha scelto di nascere il 2 agosto dandoci la possibilità di mangiare un’ottima pasta all’italiana al tonno e un piatto di patatine fritte a testa. Il pomeriggio è tutto oratoriano, i bambini sono raddoppiati perché è l’ultimo giorno del Fy Don Bosco e sono arrivati anche dagli altri villaggi. La nostra stanchezza inizia a farsi sentire, ma c’è festa e la serata sarà lunga. La cena ci offre un saporito piatto di spaghetti al granchio (dovevate vederli vivi… sta mattina al mercato!) e per concludere una torta altamente tropicale, unico ingrediente il cocco,con 63 stecchini/ candeline per il nostro Dino. La serata non è finita!
L’oratorio so è trasformato in un insieme di musiche e di danze… infine il Rosario riappacifica gli animi e ci prepara ad una buona notte.
Come volano queste africane giornate…!
Angela e Savio


3 agosto 2005
Ore 6.00 sveglia inaspettata dei bambini che, dopo aver festeggiato la sera precedente la fine del Fy don Bosco, hanno aspettato la premiazione fatta di pennarelli e quaderni, che forse per un bambino occidentale non avrebbero significato niente mentre, per loro è stato motivo di grande gioia e gratitudine. Subito dopo sono iniziati i lavori tanto attesi dal gruppo: tra biblioteca e dormitorio alcuni si sono dati da fare con libri e copertine e altri con pennelli, letti, mobili da ripulire e ragni da sfrattare: per fortuna il TERMINATOR/ REGINA DEI RAGNI (Liberata), armata della sua in equiparabile spada- scopa era presente, dando così un notevole contributo all’eliminazione e lo sterminio in toto dei ragni, insetti e tutti gli altri abitanti della foresta.
Verso le 12.00 si è avvicinata l’ora del pranzo, per cui, lasciati i posti di combattimento, tutti diretti e puntuali (come non mai!) al refettorio a godere nuovamente, dopo la pausa festiva del giorno precedente, del farinaceo pasto tropicale a base di pane, pasta e riso…
Nel primo pomeriggio mentre i don, assieme a Fra, si sono sfidati in un torneo di tre sette, alcuni hanno dormito, altri hanno pregato o meditato mentre, c’è sempre quell’uomo/donna zanzara che ronza di qua e di là, in giro per la missione. Finalmente è tornato “Monpera” Saro dalla sua tournee in un villaggio vicino… gli si sono presentati i primi sintomi della malaria… speriamo che non l’abbiamo contratta!
Verso le 17.00 i ragazzi del gruppo e alcuni ragazzi del posto hanno giocato a calcio, onorati della straordinaria partecipazione di Stefania (come difensore), Liberata (come porta- portiere), Angela (come attaccante) e di Morena, che dal bordo campo contava i minuti che mancavano alla fine della partita, terminata con un (meritato!) pareggio ( per gentile concessione delle ragazze).
Alle 18.00 messa, cena e finalmente serata show condotta da don Cristiano con l’ausilio del valletto don Mimmo; sul tema del Gafilo hanno gareggiato le due squadre Citronella Group e Monpera dinanzi alla giuria d’eccezione presieduta dal capo UMBY don Paolo, dal capo villaggio don Saro, e del presidente del villaggio con tanto di scettro in carta igienica, Dino, con l’amata consorte madame Marta, e niente poco di meno che lo stregone, don Angelo. Tra i giochi proposti i due gruppi si sono cimentati nella rappresentazione umana di una tipica costruzione malgascia: i Citronella Group , accavallati l’uno su l’altro hanno realizzato una bellissima CAPANNA con porta scorrevole (a farla era Savio) prima e dopo il Gafilo; mentre i Monpera hanno rappresentato una piroga completa di coccodrillo. Infine nell’ultimo gioco, che prevedeva l’invenzione di una danza a piacere, i Citronella hanno riprodotto la danza del coccodrillo, magistralmente interpretata da Francesco e Andrea mentre i Monpera, la danza della pace. Nonostante la straordinaria performance dei “Citronella Group” (e in questo siamo assolutamente obiettive) la partita è finita in parità. A conclusione della serata c’è stata la buonanotte di Morena, poi tutti a nanna.
P.S. un ringraziamento particolare a Liberata!
Stefania e Maria Teresa


4 agosto 2005
Sono ormai 16 giorni che stiamo insieme ma l’entusiasmo è sempre vivo, soprattutto oggi che è grande festa, niente poco di meno che l’onomastico di monpera Mimmo. Nonostante la sua stravaganza anche il calendario si è scapricciato passando dal 4 all’8 ma la faccia è tosta e lo si festeggia comunque il 4. Alla consueta attività della giornata si è aggiunta quella del corso di cucina accelerato che vede madame Marta, Stefania, Liberata, Andrea L. e Genny alle prese con gli arancini; c’è stata una catena di “rotaggio” per dare forma agli arancini, che erano- come si dice a Napoli - “na squisitezza!” Alle 12 tutti a pranzo appassionatamente intorno al banchetto bevendo, mangiando e scherzando abbiamo festeggiato ‘O nostro don.
Nel primo pomeriggio pochi riposano, neppure Genny che, dopo aver assaggiato il muretto con il cervelletto passeggia nel cortiletto.
Continua sul terrazzino il torneo di tre sette, che vede la rimonta della coppia monpera Angelo e Francesco vs monpera Maimmo e Cristiano. Verso le 16.30 ormai tutti svegli e arzilli, ci godiamo il fresco discutendo di argomenti di attualità mentre i più sportivi giocano a basket. Nel dire e nel fare si sono fatte le 18.15, ora della S. Messa, occasione per pregare e ringraziare il Signore per il dono della pioggia, che ha reso l’aria più fresca e, con dispiacere di qualcuno, ha bagnato il bucato steso. La cena è stata arricchita da una deliziosa torta, offertaci dalle masere, per festeggiare insieme don Mimmo, i 63 anni di Dino, e salutare i frera e don Ignace, che domani partono per Antananarivo.
Grazie Signore per averci donato anche oggi questo clima di famiglia.
Liberata e Morena

5 agosto 2005
Oggi è stato un grande giorno: quelli che sono andati ad Ambanja per accompagnare i frera hanno potuto sentire familiari, fidanzati/e vari ed eventuali e quelli che sono rimasti alla missione hanno potuto dormire ben un’ora in più! Bé, a dire la verità qualcuno, senza far nomi (Savio e Francesco), ha dormito ancora di più mentre qualche altro povero sfortunato, è stato svegliato prima dalle delicate voci dei gitanti in partenza. Oltre il mitico don Saro, Ignace e i Frera, don Angelo e don Mimmo, Angela, Maurizio, Andrea L., Raffaele e Marta, c’è anche il piccolo Victor. Mamma Pelliccia e la Capo Masera lo stanno accompagnando alla clinica di Padre Stefano dove potranno finalmente fargli l’ecografia, speriamo non sia niente di grave. Noi che rimaniamo a Bemaneviky sotto la guida di don Cristiano, divisi per provenienza studiamo una bozza della programmazione per l’attività dei gruppi missionari a livello locale. A pranzo facciamo un’amara scoperta: nel frigo mancano all’appello caciotta e affettati (tra cui il mio cacio capicollo!). Sarà opera del sedicente prete? O dei gitanti che, lungi dal ripetere l’esperienza del ristorante, hanno pensato bene di puntare sui sapori della nostra terra?
Intervistandoli ci svelano il mistero: hanno fatto un bel picnic sotto un albero con tutte quelle buone cose! Ci dicono anche che durante il viaggio di ritorno, hanno dato un passaggio a tre bambini, tra cui uno che la mattina, non sapendo che fare, aveva pensato bene di farsi dare un passaggio in bici fino ad Ambanja per poi ritrovarsi solo e piangente per strada, in preda alla disperazione, non sapendo come ritornare a casa. Contro ogni previsione ci sorprendono arrivando già alle 16, un po’ di relax e poi la messa alle 18. Verso le 18.30 strani movimenti,ogni tanto qualcuno esce dalla cappella… no, non è un tentativo di evasione, ma un tentativo di comunicare via radio con l’Italia! Il miracolo si compie e Andrea, Angela, Francesco ed io riusciamo a parlare con le rispettive mamme e sorelle! GROSSA EMOZIONE!
Da Bemaneviky per oggi è tutto.
Jenny e Andrea D.


6 agosto 2005
Oggi è un giorno un po’ speciale: è il giorno del ritiro spirituale del gruppo. Alle 8.30, dopo aver fatto colazione e aver sbrigato le faccende domestiche ci ritroviamo tutti in cappella dove don Angelo ci illustra i temi sui quali dobbiamo riflettere durante queste ore di silenzio e di raccoglimento. Gli spunti offerti dal nostro monpera sono molti e ci indicano tutti un'unica strada da seguire: LA PAROLA DI DIO.
L’ascolto e la meditazione della Parola sono il perno del nostro essere cristiani autentici, la molla che ci fa arrivare dritti al cuore di Dio, ci fa essere coraggiosi e ci fa porre la nostra vita completamente nelle sue mani.
Dopo 2 ore piene di meditazione personale ci ritroviamo tutti sul terrazzino dove d. Angelo ne approfitta per fare gli auguri a Savio nel giorno del suo onomastico, nel giorno della trasfigurazione. A conclusione del ritiro ci invita a ritirare un biglietto con su scritta una frase dell’Antico Testamento… e non è un caso se ad ognuno capita una frase scritta su misura.
Dopo il pranzo, riempite le borracce e preparati gli zaini, ci avviamo alla volta di AMBOIMARINA dove monpera Saro celebrerà la Messa ai cristiani riuniti di tre villaggi vicini.
Il viaggio in jeep è sempre un’avventura e sicuramente non ci si annoia almeno durante il viaggio lungo l’autostrada a due corsie, perché durante il CAMEL TROPHY lungo la mulattiera, invece, si ride!
Dopo una lunga serie di fossi che facevano da cornice ad una gigantesca foresta di cacao, monpera si ferma! No, la jeep ci ha abbandonato?! Niente paura! Il missionario vuol solo farci ammirare un gigantesco baobab che troneggia alla nostra sinistra come un gigantesco Gulliver in mezzo ai lillipuziani. Solito giro di foto, riprese, spiegazioni e risate e ci riavviamo alla volta del Sambirano che dovremmo attraversare a piedi prima di raggiungere il villaggio.
Lasciate le jeep, dunque, ci avviamo verso il fiume alla ricerca del punto più basso in cui attraversarlo. Fortunatamente un omino su un carretto guidato da un “piccolo” e “ mansueto” umbi, nell’atto di attraversare il fiume in direzione opposta, ci indica la strada più congeniale. Ci avviamo divisi in tre gruppi, per mia sfortuna con Genny capito nel gruppetto “capeggiato” da don Mimmo che pensa bene di avvicinarsi all’umbi per sfoggiare i suoi 38 denti. Ricordate quell’animale piccolo e mansueto di cui vi accennavo prima? Ebbene, forse perché abbagliato dal sorriso di DURBANS- DON MIMMO, si è imbestialito in una maniera feroce, provocando attacchi di panico e causando i 5 minuti più paurosi della nostra esperienza in Africa!
Per fortuna l’omino sul carretto ha buoni addominali e spalle forti e con “soli” 2/3 strattoni riesce a domarlo. La conseguenza storica è stata la seguente: il primo gruppo “capeggiato” da don Saro con un balzo ha raggiunto agilmente la riva; don Mimmo ha fatto i cento metri in 1 secondo con una faccia bianca come un lenzuolo e Paolo ha deciso di proseguire la traversata a nuoto. Ma non finisce qui! C’è ancora un piccolo tratto di fiume da attraversare prima di raggiungere, finalmente, la terra ferma. Peccato che più che un fiume sembra una palude malarica corredata da zanzare, sanguisughe e sabbie mobili. Con un po’ di difficoltà riusciamo a passare… non tutti, però! Il solito don Mimmo, questa volta con il discepolo Andrea D., decide di provare un percorso alternativo che si snoda su di un tronco d’albero messo di traverso. L’idea può anche essere buona, ma più in teoria che in pratica perché i due per poco non si ammazzano prima dell’intervento di Brunette che, agile come un lemure, va a recuperare i due geni incompresi. Dopo un altro lungo pezzo di strada a piedi, dopo aver avuto un incontro ravvicinato del 3° tipo con un serpente, dopo aver visto i coccodrilli ( che effettivamente ci guardavano con una certa curiosità, vero Paolo?) e dopo esserci fermarti un paio di volte per scattare foto e salutare la gente del posto, arriviamo assetati e sudati ad AMBOIMARINA dove… WOW! L’accoglienza è magnifica! Un nutrito gruppo di persone ci attende nella chiesetta del villaggio e ci saluta con calore… è bello sentirsi a casa! Monpera Saro finisce presto le confessioni per cui la Santa Messa può iniziare. Il raccoglimento, il silenzio religioso, la gioia dei sorrisi, la speranza negli sguardi dei bambini ci mettono ancor di più di fronte all’EMMANUEL, il Dio con noi!
Alla fine della celebrazione è la volta dei ringraziamenti, il capo catechista ci regala un pollo, banane e riso, ringraziando il Signore per la nostra venuta. Don Mimmo, nel suo primo discorso ufficiale, si impantana in un complicato discorso su Gandhi e delle strane pietre che cacciano acqua sotto lo sguardo perplesso di don Cristiano. Ultime foto con tanto di pollo in posa e ci rimettiamo sulla via del ritorno giusto in tempo per guardare il fiume con un po’ di luce prima che scenda la notte. Anche al ritorno la traversata è stata comica con Genny che immaginava invisibili coccodrilli uscire dalla sabbia. Il ritorno in jeep, per quanto scosso, è stato breve e ci ritroviamo dopo una doverosa doccia, tutti a cena dove, con grande gioia madame Helene ha preparato le frittelle da farcire con miele. Dopo cena tutti sul terrazzo per dar vita a quello che Liberata chiama “L’OSPIZIO DEI VECCHI”:chi legge, chi cerca di fare i cruciverba, chi litiga per imbrogli durante l’ormai consueto 3sette.
Prima della buonanotte di Maurizio (che è stato dolcissimo!) l’ultima chicca della giornata: la sfuriata di don Angelo (FINALMENTE! dice Paolo) durante le prove del canto che proporremo come ringraziamento nella Messa di domani.
È giunta l’ora della nanna!
BUONA NOTTE.
Gabriella e Paolo


7 agosto 2005
È arrivata anche la terza e ultima domenica Malgascia, purtroppo.
La giornata inizia subito con una grande sorpresa: alle ore 6.10 testimoni oculari giurano di aver visto Savio deambulare nella missione. Dopo si verrà a conoscenza della causa di questo inconsueto avvenimento: alle ore 5.00 un topo grande pressappoco come un gatto decide di passeggiare sul povero Savio provocando la caduta della zanzariera e la perdita di sonno a Savio.
La mattinata prosegue con la preghiera (impegno dell’angelo custode) e celebrazione Eucaristica in malgascio per la felicità di tutti noi.
Dopo la celebrazione chi riprende il villaggio per don Saro, chi gioca a 3sette e chi dà la caccia al nostro amico topo.
Alle 11.30 tutti su a leggere il diario tra risa e ricordi dei primi giorni.
Poi tutti a pranzo…
A seguire consueto relax e alle 16.00 qualcuno va al villaggio e qualcuno gioca a calcetto nel campo di basket.
Alle 18.00 condivisione alla quale segue la cena.
Alle 20.30 verifica dell’angelo custode ( non proprio riuscito) e la serata si conclude con una adorazione molto sentita e ben vissuta e con la straordinaria buonanotte di Francesco e don Cristiano.
Francesco e don Cristiano


8 agosto 2005
Oggi inizia l’ultima settimana di permanenza a Bemaneviky. La sveglia ha suonato prima del solito perché si parte per Mikigo. Dopo la preghiera e la colazione tutti in jeep per percorrere l’autostrada che per descriverla si dovrebbe inventare un nuovo vocabolario. Dopo essere stati tutti sballottati a dovere abbiamo raggiunto il villaggio dove ad attenderci c’erano gli scout di Mikigo- Ambanja, Nosy-Be e Diegò. L’accoglienza è stata a dir poco SIMPATICA perché nella presentazione ad ogni nome loro rispondevano con un battito di mani e un prolungato SC...... al termine dei discorsi di rito abbiamo celebrato insieme l’Eucarestia, al termine ci siamo recati sul posto dove sorgerà la nuova scuola salesiana per benedire il terreno. In attesa del pranzo a base di riso, pollo e banane ci hanno deliziato con canti e balli e dopo il ringraziamento di Monpera Angelo ci siamo rimessi in cammino per tornare alla missione.
Sull’autostrada monpera Mimmo è rimasto in bilico con la sua jeep, e senza farci prendere dal panico con una energica spinta dagli uomini forzuti abbiamo ripreso il cammino. Tutti coloro che sono giunti alla missione color nocciola per la polvere si sono immediatamente attivati a fare il bucato ma durante la cena hanno avuto l’amara sorpresa di non trovare più le loro magliette e pantaloni perché chi sperava di possederle da tempo ha realizzato il suo sogno. Abbiamo pregato per loro perché si lascino aiutare dai missionari a crescere come buoni cristiani e onesti cittadini. Dopo la buona notte di don Cristiano che è riuscito a ristabilire un clima di serenità siamo andati tutti a nanna, iniziando il conto alla rovescia. BUONA NOTTE!
Marta e Dino


9 agosto 2005
È arrivato l’ultimo martedì di questa nostra esperienza a Bemaneviky… ovviamente il mercato non può mancare e dopo la preghiera mattutina e una dolce colazione a base di miele eccoci alle prese tra piccole, umili bancarelle, intrise di colori, voci e suoni unici. Indaffarati nel notare ogni minimo particolare cominciamo anche noi a partecipare vivamente ai rumori del mercatino e le nostre voci, in modo particolare alcune, attirano l’attenzione della gente e file di bambini iniziano a seguirci. Il tempo, però, è poco, il lavoro ci aspetta, ci sono ancora alcune stanze da pulire e pittare e bisogna mettere un po’ d’ordine nella biblioteca.
Dino, don Paolo e don Mimmo sono già alle prese con la pittura.
Iniziamo ad immaginare lo stupore dei ragazzi che tornando nelle loro stanze della missione troveranno un’accoglienza un po’ più colorata. Il tocca femminile non manca, infatti, sotto la guida di Marta e Stefania, noi ragazze, armate di pezze e scope combattiamo con scarafaggi e fango, preparando così muri e pavimento all’intervento di Andrea e Raffaele.
La biblioteca è finalmente pulita ed ordinata e dopo un po’ di riassestamento personale siamo già intorno al tavolo pronti a mangiare.
Il pomeriggio ci regala un altro bel po’ di cose da fare… intravediamo un altro sprazzo di povertà aprendo la porta dell’ex casa del piccolo Giovanni… il lavoro da fare è un bel po’, ma non ci scoraggiamo e con gli occhi pieni di interrogativi alziamo le maniche e via con scope e pennelli.
Dopo la Messa comunitaria, armati di malarone e clorochina, siamo pronti a gustare la cena di madame Helene, a recitare il Rosario e ad addormentarci tra le braccia di questa stellata notte malgascia.
Angela e don Angelo


12 agosto 2005
La strada è tanto lunga e tanto dura… e sì,ci aspetta un lungo viaggio con fossi, pozzanghere e bagagli, e allora sveglia presto: alle 3.00 tutti al bar “Don Saro” per un rapido caffé, poi Santa Messa e sistemazione dei bagagli.
Alle 4.00 è tutto pronto, don Cristiano ha un enorme sorriso, c’è chi è ancora contento e chi, come Bernardin, si dispiace della nostra partenza. Eccoci “imbarcati” sulle jeep, inizia la nostra avventura!
Appena usciti da Bemaneviky, provvidenzialmente don Saro rammenta di non aver preso la corda, che noi tutti reputavamo inutile, ma invece… Al suo ritorno, dopo neanche cento metri una delle due jeep si impantana. E per la prima volta vediamo don Saro preoccupato e nervoso, ma solo per poco, perché il suo ottimismo prevale come sempre. Abbattendo alberi, trainando la jeep, dopo mezz’ora superiamo l’ostacolo. Ma le prospettive non sono delle migliori…! Le jeep slittano nel fango e distruggono capanne, le fosse sono delle vere e proprie piscine, il tempo è poco e le difficoltà tante, troppe forse, se non ci fosse stato don Saro!
Iniziano a sorgere anche i primi dubbi sulla nostra partenza per Tanà, ma fortunatamente con i dubbi sorge anche il sole. Ora si vede tutto molto meglio e l’80% delle difficoltà sembra ormai affrontato. Finalmente alle 8.00 grazie alla guida di Super Saro e dello strepitoso don Mimmo arriviamo ad Ambanja dove cerchiamo di far fermare la partenza dell’aereo e poi subito verso Ankify dove ci attendono i motoscafi per attraversare l’oceano… ma, il ritardo ha fatto si che la partenza malgascia venisse meno e così di due battelli ne troviamo solo 1.
Le paure aumentano, meno di 1h e 25m all’ora X!
La maggior parte del gruppo, non ci credeva più, non ricordando che abbiamo un Angelo Custode, che chiedendo a destra e a sinistra riesce dal nulla trovarci un’altra barca. Le speranze si riaccendono, anche se le prime lacrime iniziano a cadere sui nostri volti per il saluto a monpera Saro..
E così, in tutta fretta, caricati i bagagli, sfrecciamo sul mare e arriviamo a Nosy- be, dove noleggiamo cinque taxi per portarci di corsa all’aeroporto. L’ora X è ormai passata, ma all’aeroporto ci attende una bellissima sorpresa: l’air Madagascar ci aspetta! Don Saro colpisce ancora!!! Peccato però che mancano 4 persone all’appello… un taxi era sparito nel nulla!! Giocando sulla pazienza delle hostess di terra, che a stento comprendono l’inglese maccheronico di don Cristiano, facciamo il check-in.
Finalmente arrivano tutti, ci imbarchiamo e il sorriso e la calma tornano su tutti i volti.
Ad attenderci a Tanà ci sono don Giovanni (precedente missionario di Bemaneviky) e don Mimmo, invece dell’immancabile Bebè. Presi i bagagli ci dirigiamo verso l’hotel. Che piacevo sorpresa! L’hotel è bellissimo, ma la cosa più importante è l’acqua calda. Anche il pranzo è ottimo e la compagnia è piacevole. Alle tre, finalmente a stomaco pieno, tutti verso il mercatino della capitale dove molti di noi scoprono la vocazione del contrattare, eccelle su tutti Liberata, che riesce a farsi dimezzare i prezzi e farsi dare cadeax. Le nostre mani si riempiono di buste e di souvenir, bonjo e borse.
Alle 18.00 ci ritroviamo tutti sul pullman per visitare Radio Don Bosco e incontrare il nuovo ispettore dell’Ispettoria Malgascia. Don Mimmo, dopo una rapida presentazione del progetto, ci fa da Cicerone tra le stanze della radio, dove assistiamo anche alla diretta radio fonica del giornale. Subito dopo il saluto con l’Ispettore ci ritroviamo in cappellina dove don Angelo ci consegna uno splendido dono, ci dà la sua buona notte e dando in dono una splendida Madonna malgascia a don Mimmo, gli cede il testimone di questo incarico. Dette le tre Ave Maria, torniamo in hotel, dove, dopo una lunga attesa arrivano le pizze! Alle 23.00 tutti a letto per l’ultima notte malgascia.
Stefania e Andrea L.


Preghiere di Ringraziamento

Ti Ringrazio Mio Dio,
perché per il tuo amore infinito di lode
mi hai voluto rendere tua figlia
e mi hai voluto donare queste splendide giornate.
Ti Ringrazio,
perché nelle sorprendenti meraviglie del creato possiamo scorgere il tuo
disegno d’amore e l’eredità di bellezza di cui ci hai voluto colmare.
Ti Ringrazio,
per i fratelli e le sorelle che hai posto accanto a me in questo
cammino, i loro volti, i loro gesti, le loro parole mi hanno saputo
saziare di gioia e di amore per la vita, ricordandomi
la necessità del dono della diversità e la complementarietà del mio
prossimo.
Ti Ringrazio per don Angelo e per i salesiani perché con la loro vita
mi hanno testimoniato la bellezza della vita consacrata.
Ti Ringrazio per il tuo instancabile Amore,
che senza nulla pretendere mi fa sentire viva e amata, libera e
capace di amare me stessa e gli altri di un amore più completo
e meno limitato e fallace, come sono io, venendo in mio aiuto con il
Tuo Santo Spirito, che mi dona pazienza e coraggio, forza e volontà per
affrontare il viaggio della vita.
Ti Ringrazio,
perché sai stupirmi, creativo oltre che creatore,
disegni per me progetti impensabili, audaci ma splendidi, fornendo
gli strumenti e i talenti per realizzarli.
Ti Ringrazio, infine
per il dono della vita,
che ogni mattina si rinnova e si trasforma,
naviga verso orizzonti sconosciuti e splendidi, ma con una
stella che la guida: (la fede) l’amore per Te.
Stefania

Signore Ti Ringrazio
per avermi ascoltato
e per avermi parlato,
per avermi chiamato
a vivere quest’esperienza
per la voglia che mi dai
di sfruttare al massimo
ogni minuti della mia
esistenza.
Per la vitalità e la gioia
che mi contraddistingue.
Per tutti questi doni
che voglio mettere
al servizio dei più giovani.
GRAZIE perché so che ritorno
non so sotto quale veste
ma ci ritornerò.
GRAZIE per avermi scelto
e usato come Tuo strumento.
Ti Ringrazio per i sorrisi,
gli sguardi, le parole,
le testimonianze di cui
ho potuto usufruire
e che mi hanno arricchito
perché possa donarli e
agli altri con
la stessa gratuità con
la quale tu sei salito
sulla croce per salvarci.
MISHOTRA TOMPO’O

Signore, ho per te una preghiera piccola
fatta di cose semplici
che sembrano invisibili
fatta di sorrisi bianchi e volti distanti
di capanne in bilico e senza carne
di buoi deformi dentro nuvole di sabbia.
Una preghiera semplice
fatta di goccioline
che sembrano un po’ inutili
che ti parli di piroghe silenziose
di un campanile di mattina
o di un odore di caffé.
Una preghiera povera
fatta delle cose di ogni giorno
che sembrano un po’ troppe
che racconti del mio cuore senza parole
di quando t’ha incontrato
Signore africano
a camminare sulle acque delle risaie
a moltiplicare pietre
lebbroso e indifferente
a mordere cacao
oppure solo
a piedi nudi
su un sentiero di buche infinite.
Per le tue strade
ho raggiunto questa terra
piccola semplice e povera.
Uno spazio lontano
un tempo morbido e fiacco
e ti ho visto vivere
nel piccolo nel semplice e nel povero.
Raffaele

Grazie perché qui ho riscoperto il valore del silenzio, la necessità di guardarsi dentro, perché ho capito che non si può vivere di solo fare e sperimentato la serenità di chi è capace di abbandonarsi totalmente a Te. Grazie perché da domani avrò da custodire gelosamente dentro di me la disarmante bellezza di questa terra, la semplicità della sua gente e la sorprendente ricchezza dei compagni di viaggio che hai voluto mettermi affianco. Affinché questa non sia non una conclusione ma un gioioso inizio.
Genny

Signore,
eccomi qui davanti a te ancora una volta. Un’ultima volta in questo piccolo villaggio malgascio che è stato la capanna del mio cuore in quest’ultimo mese. Una capanna che ha protetto con ogni mezzo, lo ha rinvigorito con il gioioso “salì” dei bimbetti, lo ha riscaldato con la calorosa e accogliente ospitalità di questo popolo, lo ha sostenuto con l’impegno di chi mi ha accompagnato lungo questo cammino, lo ha rinforzato nei momenti di insicurezza aumentando la fede in Te e donandogli un futuro nel quale credere e una strada sulla quale camminare. E allora, mio Signore, al termine di questa esperienza non mi resta che renderti grazie, e in particolare Ti ringrazio per essermi venuto incontro e per averTi incontrato in questa gente, povera materialmente, ma ricca di Te. Grazie!
Andrea L.


Oggi finisce il mio sogno
ma comincio a scrivere
un libro di ricordi.
Un libro che si arricchirà
di emozioni
pane e lacrime.
Un libro le cui pagine
saranno infinite e stropicciate
perchè ogni giorno leggerò
parola per parola,
e i miei occhi
vedranno i sorrisi dei bambini
e le mie orecchie udiranno le loro voci.
Ogni volta che la mia mano
girerà le pagine,
il mio cuore e la mia mente
voleranno oltre oceano,
giungeranno in quella magica
terra d’Africa
della terra rosso fuoco,
del mare blu intenso,
delle foreste verde speranza.
Speranza di un futuro migliore,
di un futuro che dà a questa gente
la possibilità di crescere ed istruirsi.
Il librò sarà
il mio nuovo compagno di vita,
una vita arricchita da Te, SIGNORE.
Mi affido nelle tue mani,
continuerò ad essere una matita
che non si stancherà mai di scrivere.
Grazie Signore per avermi regalato
con questo sogno la possibilità
di cominciare a scrivere
un nuovo libro della mia vita.
Grazie a tutti i compagni di viaggio
vi porterò nel mio cuore e
farete parte del mio libro.
Arrivederci Africa.
Barbara


Signore tu che ci conosci per nome
che conosci il nostro cuore
aiutaci a non ripiegarci su noi stessi
aiutaci a volgere lo sguardo verso l’alto
a non avere paura dei pregiudizi
ma ad andare contro corrente.
Modellaci Signore affinché possiamo
diventare membra viva di un unico corpo.
Liberata

Quante volte Dio ho disprezzato la vita,
quante volte ho smarrito la via,
quante volte ti ho inchiodato su quella croce,
quante volte ti ho offeso,
quante volte ti ho nascosto agli altri,
quante e quante volte mi hai perdonato
e mi hai osato misericordia.
Non mi basterà tutta la vita
per dirti grazie o Dio,
Tu solo sei l’essenza,
senza di te la mia vita non ha senso
Tu solo sei tutto
il resto è nulla.
Liberata

Signore aiutami a non proiettarmi nel futuro
perché esso mi turba
ma a ricordare il passato
affinché io possa vivere ogni attimo del presente.
Grazie per la Tua costanza nel tenermi per mano
alimenta sempre più il mio amore per te
e rendimi fedele.
Liberata

Signore mio, prego per questa gente, un popolo povero ma con tanta ricchezza dentro, capaci di vivere con gioia e ringraziarTi giorno dopo giorno per la possibilità che gli dai di vivere.
Rivolgo a Te la speranza che un giorno possano avere la fortuna che ho avuto io. Loro più di me meritano di mangiare, di andare a scuola, di ricevere cure perché cuori così grandi e pieni di amore nei tuoi confronti sono introvabili.
Ci hanno accolto con gioia, hanno diviso il loro poco cibo con noi, ci hanno invitato nelle loro capanne, ci hanno fatto scoprire valori vitali che noi non conoscevamo o avevamo soppresso, ci hanno insegnato a vivere concretamente…
Mio Signore fa che questa gente un giorno possa ricevere da te tutto quello che gli è mancato o che gli è stato negato. Loro meritano, noi no!

Signore
quando Ti ricevo
si acquieta la tempesta che è in me,
nelle mie vene scorre il miele
tutto prende colore
la luce risplende.
Tu solo l’essenza,
tu mi fai vivere circondata dal Tuo amore
di quell’Amore che mi doni gratuitamente ed
incondizionatamente.
Ti ringrazio per avermi pensata e scelta dall’eternità.
Liberata

Fa o Signore che lo Spirito Santo scenda su di noi,
illumini le nostre azioni, gesti e parole
perché non abbiamo mai ad offenderTi,
ma possiamo, insieme a Te, mano nella mano,
crescere ascoltando la Tua parola.
Accompagnati da fratelli che come rugiada
del mattino rinfrescano e condividono con noi
ogni giorno della nostra vita. Grazie.
Stefania

Padre in questa Santa giornata
voglio ringraziarTi per i bei giorni
che ho potuto vivere qui, in questo posto incantevole
dove ho potuto contemplare le meraviglie del creato,
dove sono venuta a contatto con un popolo accogliente
che con un sorriso ti spalanca il cuore.
Ma più di tutto voglio ringraziarTi per le persone
che mi hai posto accanto.
Questi miei fratelli nelle loro diversità
con tanta semplicità mi hanno accolta
e colmata di affetto
facendomi sentire a casa,
una casa riscaldata dall’amore
e colma di attenzione.
Incontrandoli nell’Eucarestia
e ricordandoli nella preghiera,
la loro presenza resterà sempre viva.
Grazie per avermi rigenerata e
fatto guardare in anticipo un angolo del Paradiso.
Liberata


Signore, Ti ringrazio per avermi ancora una volta permesso di essere qui,lasciando alle spalle per 20 giorni la mia quotidianità occidentale.
Grazie per tutti i doni di questa terra: dai volti, dagli sguardi, dai sorrisi che ogni giorno mi hai fatto incontrare, dall’ospitalità di questa gente attraverso i quali ogni singolo gesto mi ha permesso di incontrarTi. Ti ringrazio per i miei compagni di viaggio, dove da ognuno di loro ho potuto catturare tante piccole perle che mi porterò nel cuore e che mi hanno fatto crescere.
Grazie per il dono di don Saro per la sua autentica testimonianza della Tua Parola e della Tua fedeltà.
Grazie, inoltre per la tua infinita pazienza nel perdonare i miei errori e mi affido a Te, Signore, nelle Tue mani perché il mio cammino possa proseguire nel segno della fedeltà a te. Grazie.
Andrea D.


Madre e Padre sei stato in questa
esperienza, non avevo dubbi su ciò
ma perdonami per tutte quelle volte
in cui l’avevo dimenticato.
Inutile combattere con te perché
di nuovo mi hai messo a nudo
illuminando i chiaro-scuri del
mio cuore, portando alla luce,
con la povertà di questo popolo,
le inutili ricchezze che ho accumulato.
Solo Tu, questo ho riscoperto
in questo tempo malgascio,
soltanto e solo Tu.
Oggi e sempre ti voglio lodare
per questi giorni vissuti qui
in Madagascar.
Tutto è possibile a Dio.
Non c’è problema per chi
confida in te.
Ritorniamo insieme Signore,
non ci lasciamo di nuovo,
anzi non darmi il permesso
di lasciarTi al ritorno a casa.
A Te Santissima Trinità,
Padre, Figlio e Spirito Santo
dico con tutto il mio piccolo
cuore: MISOTRA, GRAZIE.
Don Mimmo


Signore Ti ringrazio per questa illuminazione che sto vivendo. Camminare insieme, un modo di vivere pregando, una contemplazione parlando di pace e santità giovanile. Una prospettiva insolita per scoprire un mondo, quella della missionarietà che ci ha fatto guardare con occhi nuovi il “nostro” mondo.
Grazie per questa possibilità di rivisitare la “nostra” esistenza nella chiave critica di chi per tutta la vita ha scelto di andare controcorrente, facendo del suo uscir fuori dai canoni ben pensanti, uno stile poderoso di essere in comunione con Dio e con glli altri.
24 giorni, 21 viaggiatori! Un’esperienza che ti fa macinare km, che destabilizza l’epicentro di una vita che ti vuole dio di te stesso.
Basta all’opulenza che ti vizia! Qui le mille contraddizioni del nostro quotidiano si amplificano all’infinito.
In valigia: schiuma da barba e lamette in più, di riserva: il rasoio elettrico!!!
lo shampoo e l’antiparassitario in più, indispensabile: il balsamo!!!
gli occhiali da vista, le lenti da sole e in più, in caso di necessità: le lentine!!!
il sapone di Marsiglia, lo sbiancatore e in più per l’evenienza: l’ammorbidente!!!
…E così persino la valigia risulta piena zeppa di richiami all’inutilità e alla sovrabbondanza dei nostri averi. Il contrasto è ancora più stridente vedendo i piedi neri del mio prossimo insabbiarsi nella polvere mentre la società di cui sono emblema mi vuole seduto sui sedili in pelle di una jeep con doppio serbatoio, con il quattro ruote automatico e i sensori digitali… Ecco ora capisco cosa sono venuto a cercare in Madagascar.
Voglio volere un mondo più giusto, dove siano livellate le differenze. Voglio che l’occidente riformuli la propria esistenza comunitaria guardando a Te. Voglio che l’uomo nella società che ha sempre una ruota di scorta vada incontro all’uomo con la clava. Voglio due prototipi che sappiano dialogare per capirsi e camminare insieme facendo piccoli passi per un progetto di qualità globale.
Signore, rendici uniti nel cercarTi su questa strada. Non vedo soluzioni e non capisco quale sia il mio ruolo in questo mondo capovolto a testa in giù… ma alla fine si vedrà.
Metà del mondo ha meno di 20 anni; e qui i volti di questi bambini li abbiamo osservati uno ad uno; li abbiamo fotografati, ci resteranno impressi nel cuore con i loro acutissimi “Saliiiiii”.
Che la nostra missionarietà abbia un duplice profilo, il volto di Cristo Redentore attento ai bisogni di tutti e l’orientamento pastorale di don Bosco per i giovani-agiati ovunque dispersi.
I Sogni in cui mi hai calato mi hanno fatto illudere che ieri, la notte di San Lorenzo, scettici e credenti col naso all’insù cercandoTi abbiamo espresso un desiderio: che il mondo sia più giusto, che tutti si accorgano che c’è molto, troppo, che proprio non va… Magari… Magari… Magari… La valigia chiusa e pronta alla partenza fa tuonare forte la Buona notte di un Missionario che dice:“Da quando sono qui ho smesso di credere in Dio… Ho smesso di credere, ho smesso di cercarlo, non ne ho più bisogno!” Ed è proprio così, ed è per questa epifania che Ti rendo lode. Qui mio Signore non devo cercarTi in astrazioni varie o nei meandri del cielo, ma Ti vedo, Ti sento, Ti tocco con mano. Qui il Signore mi parla e oggi mi dice:” Non sia la moltiplicazione del pane il tuo miracolo, ma la divisione dei tuoi beni vissuta quotidianamente con gioia nella convivialità delle differenze”.
Per questa rinascita di me stesso Signore Grazie.
Savio


IN DUE TI DICIAMO GRAZIE
Grazie Signore perché anche quest’anno ci hai voluti qui per donarci il Tuo Amore infinito, per ascoltarTi- incontrarTi e lodarTi.
Grazie perché insieme, ci hai voluto far sperimentare le meraviglie del Tuo Amore.
Signore il nostro GRAZIE non esprime la gratitudine di cui è colmo il nostro cuore.
Ti abbiamo incontrato nelle meraviglie della natura di questa terra, negli occhi puri dei bambini, negli sguardi pieni d’incertezza delle giovani mamme, nei volti solcati dalla sofferenza degli anziani.
Grazie Signore perché ogni anno ci hai permesso di realizzare aiuti concreti per questi nostri fratelli, ma soprattutto di aver sensibilizzato tante coscienze che non si pongono il problema della povertà.
Signore Tu che ci scruti e ci conosci e stai plasmando il nostro cuore, ci hai destinati a portare molto frutto mettici alla prova e scopri se i nostri pensieri parlano di Te, guidaci sulla Tua via e sostienici in questo impegno che ci supera, perché i nostri limiti, le nostre debolezze e fragilità non ci permettono di fare in pienezza la Tua volontà.
Ti ringraziamo Signore di aver messo sul nostro cammino in tutti questi anni tanti compagni di viaggio che con i loro talenti hanno arricchito il nostro modo di donarci al prossimo!
Grazie Signore per essere insieme a fare esperienza dell’Infinito.
Marta e Dino

Mio Signore GRAZIE! Avevo bisogno di qualcuno che mi conducesse per mano n